Pescepollo

favole classiche per bambini

 

I musicanti di Brema ------di Jachob e Wilhelm Grimm - Illustrazioni di Silvana Cianciolo

C’era una volta un pover’uomo che possedeva un asino,del quale voleva liberarsi perché era ormai molto vecchio e a forza di trasportare sacchi al mulino era diventato quasi inabile al lavoro. L’asino,
che non era stupido indovinò le intenzioni del suo padrone e, prima che questi gli riservasse una brutta fine, decise di mettersi in salvo. -Farò così – pensò -: andrò nella città di Brema, dove potrò farmi assumere come suonatore municipale”. E, detto fatto si mise in viaggio per quella città.
Aveva percorso un buon tratto, quando si imbattè in un cane il quale, dall’ansimare sembrava sfinito da una lunga camminata.
-Devi essere molto stanco, amico- osservò l’asino.
- L’ hai detto!- rispose il cane- Devi sapere che, poiché sono vecchio, il mio padrone voleva uccidermi, perché dice che non servo più a niente. Così mi sono deciso a darmela a gambe. Non so ancora però come fare per guadagnarmi da vivere.
- Senti- disse l’asino,- io vado a Brema a vedere se mi prendono come suonatore della città. Se vieni con me, potrai tentare anche tu di farti assumere. Io suonerò il liuto, tu potresi suonare i timpani.
L’idea piacque al cane, che si unì all’asino. Poco dopo, incontrarono un gato che mostrava di non aver toccato cibo da parecchi giorni. –Si direbbe che ti vada male micio- lo interpellò l’asino.
-E come vorresti che mi andasse- rispose il gatto,- se la mia padrona ha tentato di affogarmi perché dice che sono diventato troppo vecchio e non do più la caccia ai topi? Son dovuto scappare, ma adesso che faccio?
-Noi andiamo a Brema- gli disse l’asino- e, se ci accompagni, potrai entrare nella banda che formeremo: con i tuoi miagolii potrai esserci utile.
Il gatto accettò l’invito, e tutti insieme proseguirono il cammino. Passando davanti ad una fattoria videro, sopra un portone, un gallo che gridava a perdifiato.
-Perché gridi così, che ti è successo?- gli domandò l’asino.
-Sono disperato rispose il gallo- Domani è festa e la mia padrona ha ordinato alla cuoca che questa sera mi tiri il collo per fare di me un buon piatto.
- Non affligerti - disse l’asino. Vieni con noi a Brema, dove formeremo una banda. Tu, con la tua bella voce , ci sarai molto utile.
Il gallo accettò l’invito e si unì agli altri.
Quando si fece notte decisero di riposarsi in un bosco. Si erano già sistemati sotto un albero, quando il gallo, che si era appollaiato sul ramo più alto, avvertì i suoi compagni che scorgeva un lume in lontananza.
-Sarà una casa- disse l’asino. Credo sia meglio che vi andiamo, perché qui non saremo troppo comodi.
Tutti obbedirono all’asino e si misero in cammino. Erano già molto vicini alla casa, quando si accorsero che si trattava di un rifugio di briganti. L’asino, che era il più grosso, si alzò fino alla finestra per ispezionare l’interno.
–Che cosa vedi?- domandò il gallo.- Vedo una tavola apparecchiata- rispose l’asino con molti cibi e bevande. Seduti ala tavola vi sono alcuni briganti che stanno mangiando splendidamente.
-Potessimo farlo anche noi!- esclamò il gallo. –L’ hai detto- assentì l’asino.
I quattro amici presero allora a deliberare sul modo di spaventare i briganti. Finalmente escogitarono un ingegnoso inganno. L’asino si appoggiò con le zampe anteriori al davanzale della finestra; il cane si mise sulle sue spalle; il gatto salì sul cane e infine il gallo battè le ali e saltò sulla testa del gatto.Quando furono a posto, l’asino dette il segnale e, tutti insieme, presero ad emettere i gridi più acuti e dissonanti. Figuratevi che cosa dovevano combinare il cane latrando, il gatto miagolando, il gallo cantando e l’asino ragliando!
E nel mezzo di così orribile vocìo, i quattro compagni si precipitarono nella casa rompendo i vetri della finestra. I briganti, terrorizzati dall’improvviso fragore, non stettero a chiedersi di cosa potesse trattarsi e, come se fossero inseguiti dal diavolo,se la dettero a gambe. I nostri quattro amici avevano ottenuto ciò che volevano e, senza indugio,corsero alla mensa per fare onore alle ghiotte vivande.
Che scorpacciata fecero!
Terminato il banchetto, stettero un pezzo a leccarsi i baffi, poi spensero la luce e ciascuno andò in cerca di un buon posto dove passare la notte. L’asino si ritirò in una specie di stalla.
Era circa mezzanotte quando i briganti, vedendo da lontano che la luce nella casa era spenta, e che tutto sembrava tranquillo, cominciarono a riaversi dalla paura.
- Credo che siamo stati troppo paurosi- disse il capo dei banditi – converrebbe andare a dare un’occhiata.
Mandò allora in perlustrazione uno dei suoi seguaci .
L’inviato penetrò nella casa immersa nell’oscurità, e andò in cucina per accendere un lume. Qualcosa brillava nel focolare, certo delle braci, ed egli vi si avvicinò per accendervi un fiammifero. Senonché non erano braci, ma gli occhi del gatto… Il micio, sentendosi molestato, saltò al volto dell’intruso e cominciò a graffiarlo e a soffiare. Il bandito, molto spaventato, fuggì; ma mentre passava dalla porta, il cane gli azzannò una gamba. Attraversò di corsa la stalla, ma l’asino gli assestò un tremendo calcio, mentre il gallo, svegliatosi anch’esso, cominciò a gridare con tutte le sue forze dall’alto di una trave: - Chicchirichi ! Chicchirichi ! Chicchirichi !-
Il bandito, malconcio com’era , corse sparato fin dove lo aspettavano i suoi compagni e disse al capitano: - Che spavento!…In casa c’è una strega indemoniata che con le sue lunghe unghie mi ha riempito la faccia di graffi. E come soffiava, la maledetta! Poi, sulla porta, un uomo mi si è avventato contro con un coltello me lo ha piantato in una gamba. Come se non bastasse, mentre attraversavo la stalla, un negro gigantesco mi ha dato un colpo da tramortirmi con un enorme bastone… E intanto, dal tetto, il giudice continuava a gridare: - Portatemelo qui! Portatemelo qui! Fortuna che sono uscito vivo da un tale inferno! Fuggiamo, fuggiamo tutti senza perdere tempo!
E così fecero i briganti, che non si arrischiarono più ad avvicinarsi a quel luogo solitario. Grazie a ciò, i quattro suonatori di Brema poterono trascorrere in quella casa la loro vecchiaia, tranquilli e con tutte le comodità.
Quando si fece notte decisero di riposarsi in un bosco. Si erano già sistemati sotto un albero, quando il gallo, che si era appollaiato sul ramo più alto, avvertì i suoi compagni che scorgeva un lume in lontananza.
-Sarà una casa- disse l’asino. Credo sia meglio che vi andiamo, perché qui non saremo troppo comodi.
Tutti obbedirono all’asino e si misero in cammino. Erano già molto vicini alla casa, quando si accorsero che si trattava di un rifugio di briganti. L’asino, che era il più grosso, si alzò fino alla finestra per ispezionare l’interno.
–Che cosa vedi?- domandò il gallo.- Vedo una tavola apparecchiata- rispose l’asino con molti cibi e bevande. Seduti ala tavola vi sono alcuni briganti che stanno mangiando splendidamente.
-Potessimo farlo anche noi!- esclamò il gallo. –L’ hai detto- assentì l’asino.
I quattro amici presero allora a deliberare sul modo di spaventare i briganti. Finalmente escogitarono un ingegnoso inganno. L’asino si appoggiò con le zampe anteriori al davanzale della finestra; il cane si mise sulle sue spalle; il gatto salì sul cane e infine il gallo battè le ali e saltò sulla testa del gatto.Quando furono a posto, l’asino dette il segnale e, tutti insieme, presero ad emettere i gridi più acuti e dissonanti. Figuratevi che cosa dovevano combinare il cane latrando, il gatto miagolando, il gallo cantando e l’asino ragliando!
E nel mezzo di così orribile vocìo, i quattro compagni si precipitarono nella casa rompendo i vetri della finestra. I briganti, terrorizzati dall’improvviso fragore, non stettero a chiedersi di cosa potesse trattarsi e, come se fossero inseguiti dal diavolo,se la dettero a gambe. I nostri quattro amici avevano ottenuto ciò che volevano e, senza indugio,corsero alla mensa per fare onore alle ghiotte vivande.
Che scorpacciata fecero!
Terminato il banchetto, stettero un pezzo a leccarsi i baffi, poi spensero la luce e ciascuno andò in cerca di un buon posto dove passare la notte. L’asino si ritirò in una specie di stalla.
Era circa mezzanotte quando i briganti, vedendo da lontano che la luce nella casa era spenta, e che tutto sembrava tranquillo, cominciarono a riaversi dalla paura.
- Credo che siamo stati troppo paurosi- disse il capo dei banditi – converrebbe andare a dare un’occhiata.
Mandò allora in perlustrazione uno dei suoi seguaci .
L’inviato penetrò nella casa immersa nell’oscurità, e andò in cucina per accendere un lume. Qualcosa brillava nel focolare, certo delle braci, ed egli vi si avvicinò per accendervi un fiammifero. Senonché non erano braci, ma gli occhi del gatto… Il micio, sentendosi molestato, saltò al volto dell’intruso e cominciò a graffiarlo e a soffiare. Il bandito, molto spaventato, fuggì; ma mentre passava dalla porta, il cane gli azzannò una gamba. Attraversò di corsa la stalla, ma l’asino gli assestò un tremendo calcio, mentre il gallo, svegliatosi anch’esso, cominciò a gridare con tutte le sue forze dall’alto di una trave: - Chicchirichi ! Chicchirichi ! Chicchirichi !-
Il bandito, malconcio com’era , corse sparato fin dove lo aspettavano i suoi compagni e disse al capitano: - Che spavento!…In casa c’è una strega indemoniata che con le sue lunghe unghie mi ha riempito la faccia di graffi. E come soffiava, la maledetta! Poi, sulla porta, un uomo mi si è avventato contro con un coltello me lo ha piantato in una gamba. Come se non bastasse, mentre attraversavo la stalla, un negro gigantesco mi ha dato un colpo da tramortirmi con un enorme bastone… E intanto, dal tetto, il giudice continuava a gridare: - Portatemelo qui! Portatemelo qui! Fortuna che sono uscito vivo da un tale inferno! Fuggiamo, fuggiamo tutti senza perdere tempo!
E così fecero i briganti, che non si arrischiarono più ad avvicinarsi a quel luogo solitario. Grazie a ciò, i quattro suonatori di Brema poterono trascorrere in quella casa la loro vecchiaia, tranquilli e con tutte le comodità.
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